March 10, 2008

"your secret is out."

sono appena tornata da londra.

ma dai? andavi a londra e non hai detto un cazzo a nessuno?

ebbene sì. è il modo migliore per evitare che qualcuno possa portare sfiga al tuo viaggio. ma dai, sei diventata superstiziosa? lo sareste diventati anche voi, se aveste vissuto i miei ultimi due mesi.

comunque, sono tornata da londra dove sono stata decisamente troppo poco (e con due enormi vesciche piene di sangue sotto entrambi i piedi che hanno reso a dir poco arduo camminare, poi provate voi ad entrare in una farmacia e spiegare al farmacista che hai delle vesciche spaccate sotto ai piedi e ti serve qualcosa per isolarle IN INGLESE. come si dice vescica in inglese? io ora lo so. sapevatelo.), però ho visto abbastanza per capire che l’inghilterra è un paese civile (e l’italia no) e che chiunque mi avesse detto che il cibo inglese fa schifo non si merita la mia considerazione alimentare.

ma andiamo con ordine.

perché un paese civile?

  1. qualsiasi bagno, in qualsiasi anfratto o angolo o stazione o pub lurido e affollato della città è mediamente più pulito di un bagno italiano e ha la carta igienica, l’acqua calda, il sapone e delle ventole asciuga mano efficenti e veloci;
  2. qualsiasi market, take away, chiosco di panini o turco venditore di alimentari abusivo ha cibo per vegetariani, e solitamente più alternative di gusti. e il loro cibo vegetariano non contiene tonno, come invece accade in italia.
  3. i mezzi pubblici funzionano benissimo e sono puntuali;
  4. alla fermata dell’autobus ci sono i distributori di biglietti, quindi non è necessario fare maratone a caccia di tabacchini o rischiare la multa se per caso decidi di prendere l’autobus di domenica quando tutto è chiuso;
  5. puoi girare per strada anche con delle mutande in testa e sarà considerato normale e nessuno ti guarderà strano;
  6. gli autobus, la metro, le cabine del telefono, i distributori automatici, i cessi e tutte le cose pubbliche sono pulite e funzionanti, e non coperte
    di scritte, gomme da masticare, semi bruciate e via dicendo;

gli inglesi sono estremamente educati e gentili. e buffi.

il cibo: ma come posso vivere ancora qui, su questo orrendo scoglio popolato da mangiatori di maiali abbrustoliti, quando ho sperimentato le gioie di un luogo dove la cucina è una gioiosa e unta accozzaglia di ogni genere di spezie, frittura, patate e verdurine saporitissime, salse e accostamenti agrodolci?

come posso sopravvivere senza coockies enormi, burrosi e cioccolatosi, muffin mela-cannella e frappuccino di starbucks?

con quale coraggio berrò la guinnes annacquata che danno qui dopo aver provato quella vera?

sono depressa. profondamente depressa.

l’italia non mi era mai stata tanto sul cazzo come in questo momento.

camden town, sabato mattina. io e il mio compagno di viaggio mr.J osserviamo una bancarella e parlottiamo. il proprietario della bancarella ci ascolta incuriosito. segue dialogo.

proprietario: “francesi?”

mr.J.: “no, italiani.”

proprietario: (fa una smorfia)

mr.J: “meglio?”

proprietario: “meglio i francesi.”

mr.J: “ma no, siamo scarsi solo a rugby!”

proprietario: (ride) “e in democrazia”

mr.J: (imbarazzato) “l’avete saputo anche qui?”

proprietario: “ah ah ah, your secret is out!

vergognatevi con me, dai. 

nelle prossime puntate vi racconterò come si scelgono adeguatamente delle scarpe da viaggio (quindi non come faccio io) e di come sono stata persa nella metropolitana di londra (stile cagnolino sull’autostrada)

stay tuned.